lunedì 23 gennaio 2012

FILESONIC stop alla condivisione dei files!


Dopo la chiusura di Megaupload e Megavideo da parte dell’FBI avvenuta la scorsa settimana erano in molti a pensare che la vicenda avrebbe avuto delle ripercussioni anche sugli altri siti di file hosting.

Il primo passo indietro sul fronte della condivisione dei file arriva dal popolarissimo FileSonic, concorrente diretto di Megaupload, che, con un avviso pubblicato direttamente sulla propria home page, ha annunciato di aver disabilitato le funzionalità di condivisione sul portale.

FileSonic aggiunge anche che il servizio può essere usato soltanto per caricare o recuperare file di cui l’utente ha personalmente effettuato l’upload. Il sito evidentemente preferisce chiudere ai servizi di condivisione per non farsi coinvolgere in beghe legali ed evitare di incorrere nei guai che hanno portato in carcere i fondatori e i dipendenti di Megaupload.

Secondo alcune fonti, inoltre, nei giorni scorsi FileSonic avrebbe anche fatto pulizia sui propri server, eliminando tutta una serie di file di cui erano state ricevute segnalazioni di illecito da parte dei detentori di copyright.

Ad ogni modo FileSonic non sarebbe il solo ad aver fatto marcia indietro sul fronte “sharing”. A quanto pare, infatti, il portale Uploaded.to avrebbe deciso di inibire l’accesso ai server dagli Stati Uniti.

L'era dei siti di file hosting sta quindi per concludersi? Voi cosa ne pensate?

sabato 21 gennaio 2012

Costa Concordia: Webcam sul relitto


È trascorsa quasi una settimana dal naufragio della Costa Concordia. Le ricerche dei dispersi sono state sospese ancora una volta per motivi di sicurezza a causa di un nuovo spostamento dello scafo.
Gli esperti che stanno monitorando la nave tramite strumenti di rilevamento, anche satellitari, hanno misurato uno spostamento del relitto di circa 1 centimetro e mezzo l’ora.
Grazie ad una Webcam che punta sulla nave è possibile seguire le operazioni di recupero anche su Internet. Per vedere in diretta le immagini della Costa Concordia andiamo su questa pagina Web. 

venerdì 20 gennaio 2012

L'intero network Mega chiuso.


Da alcune ore Megaupload Megavideo, due dei portali di file hosting e streaming video più famosi ed usati in Rete, non sono più raggiungibili. Sono stati infatti oscurati dall’FBI su ordine del Dipartimento di Giustizia statunitense.

L’accusa è quella di aver causato quasi mezzo miliardo di danni ai possessori del copyright. Il Grand Jury nel Distretto Orientale della Virginia ha incriminato 7 individui e 2 società (Megaupload Limited e Vestor Limited) per vari reati (cospirazione a scopo di racket, violazione di copyright, riciclaggio di denaro sporco e violazione di copyright) per i quali rischiano fino a 50 anni di carcere.

L’azione ha portato all’arresto del fondatore di Megaupload Kim Dotcom, aka Kim Schmitz, e di altri tre dirigenti del portale Internet (Finn Batato, responsabile marketing tedesco, Mathias Ortmann, CTO tedesco, e Van der Kolk, responsabile network olandese). I nomi degli altri personaggi coinvolti nella vicenda sono Julius Bencko, grafico slovacco, Sven Echternach, responsabile sviluppo tedesco, e Andrus Nomm, sviluppatore software estone.

L’operazione è stata condotta dalle forze dell’ordine e organi di Giustizia di vari stati del mondo (USA, Nuova Zelanda, Hong Kong, Australia, Olanda, Canada, UK, Germania, e Filippine).

DDL SOPA e PIPA.



Ne parla mezzo mondo ormai, e tutti quelli che lo menzionano lo fanno con toni negativi, comprendendo realmente la situazione e rendendosi conto di cosa potrebbe comportare per l'internet di un domani non cosí lontano.

Noi italiani, ultima ruota del carro sotto l'aspetto economia e politica ma sempre all'avanguardia su blocchi e gabelle abbiamo giá assistito quest'estate a qualcosa di simile, una legge che il passato governo Berlusconi ha cercato di far passare sotto il nome di "arginamento delle attività di apologia o istigazione a delinquere compiute a mezzo internet", che di per sè sembrerebbe essere cosa positiva, ma che aveva un risvolto negativo: il controllo dei contenuti su internet da parte del governo. Fortunatamente per noi la legge è stata abrogata.
Quello di cui vi parleremo oggi, e che ci preme di mettervi al corrente è lo Stop Online Piracy Act (SOPA - H.R. 3261 disegno di legge del 26 ottobre 2011, proposto da Lamar S. Smith, deputato del parlamento USA).
Wikipedia, anche questa volta come la scorsa, si è fatta paladina per la difesa dell'informazione libera su internet, schierandosi contro questo provvedimento inadeguato e restrittivo che metterebbe definitivamente il bavaglio della censura a quel mezzo d'informazione globale che si chiama internet, che fino ad oggi è stato l'icona della libertá di espressione e al contempo della globalizzazione.
Ma non è tutto. La cosa potrebbe apparentemente non interessarci, esistendo miliardi di siti web al di fuori del controllo del governo USA (OT: Il server di MS si trova in Texas) ma questo danneggerebbe comunque l'altra metà di internet, che si ritroverebbe comunque privata di una quantità di informazioni inimmaginabile (e viceversa). Il progetto di legge infatti autorizzerebbe il Dipartimento di Giustizia americano a richiedere l'emissione di ordinanze del tribunale contro i siti web che si trovano addirittura fuori dalla giurisdizione degli Stati Uniti una volta accusati di violare i diritti d'autore o di rendere possibile o comunque facilitare attività di violazione del copyright.


Sono almeno sei i punti che il mondo ha contestato al SOPA e al Protect IP Act (PIPA):
  • Il provvedimento, censurando internet, violerebbe i diritti del Primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti d'America, minacciando la libertà di parola e mettendo in pericolo i proprietari dei siti web a causa della denuncia degli illeciti.
  • Il SOPA prevede una causa legale per un singolo contenuto in violazione di copyright, mentre il DMCA (Digital Millennium Copyright Act, cioè il disegno di legge attualmente in vigore negli USA) prevede una semplice diffida da parte del detentore dei diritti; il prezzo con il SOPA è l'oscuramento del sito, con il DMCA è la rimozione del solo contenuto caricato illegalmente;
  • Il SOPA rende perseguibile il sito che ha reso possibile o facilitato la pubblicazione del contenuto in violazione, pertanto costituisce un pericolo per i siti che permettono agli utenti di caricare contenuti: i siti a contenuto aperto, i social network, i blog, ecc. per i quali è impossibile controllare cosa gli utenti caricano. Con il DMCA invece la responsabilità del reato ricade sul singolo utente che ha caricato il contenuto, e non sul gestore del sito;
  • Le spese legali costituiscono un deterrente e un serio pericolo per i siti non-profit o low-budget... vedremmo in poco tempo sparire qualsiasi sito aperto per portare avanti progetti open source. Firefox, Thunderbird, Il network Mozilla, le varie distro Linux e qualsiasi progetto senza scopo di lucro potrebbero scomparire.
  • Si presta facilmente ad un uso strumentale da parte dei detentori di diritti per mettere in ginocchio determinati siti, in quanto questi ultimi dovranno sostenere le spese legali anche se le accuse di violazione di copyright si rivelano essere false!;
  • Rende illegali anche strumenti informatici che non hanno nulla a che fare con le violazioni di copyright: Virtual Private Networks, proxy, software per l'anonimato; strumenti indispensabili per gli amministratori di sistemi informatici, attivisti per i diritti umani, e dissidenti politici in tutto il mondo.
Fonte di alcuni contenuti: Stop Online Piracy Act  

Ora, se tutto questo fosse realmente positivo come il governo USA vorrebbe far credere, non ci sarebbe il mondo (del web) intero in protesta.
Dopo aver letto quanto trattato qui sopra, non sorprende scoprire che Google, Yahoo, YouTube, Facebook, Twitter, AOL, LinkedIn, eBay, Mozilla Corporation, Roblox, Reddit, Wikipedia, Wikimedia Foundation (per citarne alcuni), nonchè organizzazioni per la difesa dei diritti umani come Reporters Without Borders, Electronic Frontier Foundation (EFF), ACLU, Human Rights Watch si sono esplicitamente schierate CONTRO questo provvedimento.
È innegabile che internet abbia sconvolto e messo profondamente radice in tutte le varie culture seminate sul globo, ed è altrettanto innegabile che i governi non si rendano conto che controllare l'incredibile potenziale di questo media significa avere in mano le redini del mondo.


Gli anglofoni possono documentarsi meglio dalla pagina dedicata di Wikipedia:
http://en.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act


Il 24 gennaio sapremo quali saranno le sorti di internet.

giovedì 19 gennaio 2012

WhatsApp ritorna sull’App Store.


Da qualche giorno WhatsApp, la tanto amata app per smarpthone grazie alla quale scambiarsi messaggi gratuiti, era stata rimossa dall’App Store risultando quindi impossibile da scaricare e, di conseguenza, da utilizzare, almeno per tutti gli utenti che sul proprio iPhone non erano ancora in possesso della celebre risorsa.
Stando a quelle che sono le cosiddette “voci di corridoio” il motivo della rimozione sarebbe imputabile ai gravi problemi di sicurezza riscontrati nell’utilizzo di WhatsApp.
Che la motivazione sia effettivamente questa oppure no non è ancora chiaro e, con molta probabilità, mai lo sarà ma, nonostante ciò, nelle ultime ore WhatsApp è tornata a far capolino sull’App Store e, questa volta, con un numero di versione differente.
Da pochissimo, infatti, WhatsApp è stata nuovamente inserita sul marketplace di iOS con il numero di versione 2.6.9 che, almeno a primo acchito, non sembra presentare alcun cambiamento significativo nelle funzionalità rispetto a quanto reso precedentemente disponibile.
Tutti gli utenti, quindi, possono ora procedere nuovamente al download gratuito (nonostante tutti gli hoax in circolazione!) dell’app sul proprio iPhone.
Ufficialmente, però, non è stata ancora data alcuna spiegazione in merito all’improvvisa scomparsa dell’app dallo store.
Comunque, con molta probabilità, la fulminea scomparsa dell’app è da imputare all’individuazione di una debolezza nel protocollo WhatsApp che, in concomitanza dell’inizio del nuovo anno, costringe l’azienda a rilasciare rapidamente un aggiornamento per porre rimedio alla falla al fine di garantire sicurezza e stabilità.
L’esecuzione di tale procedura avviene senza problemi ed in tempi abbastanza brevi su tutte le altre piattaforme mobile per le quali WhatsApp risulta disponibile ma per quanto concerne iOS c’è invece da aspettare l’approvazione di Apple e da qui la decisione da parte del team di WhatsApp di rimuovere la propria app dallo store (tale operazione può essere svolta autonomamente dallo sviluppatore) nell’attesa che la nuova versione del client ottenga l’ok della ben nota azienda della mela morsicata.

IPv6: il debutto è fissato per il 6 giugno


Conseguenzialmente all’esito positivo della fase di sperimentazione e di test dell’IPv6 avvenuta durante il World IPv6 Day dello scorso anno, il prossimo 6 giungo, così come definito dall’organizzazione non profit internazionale Internet Society (ISOC), verrà effettuato lo switch-off definitivo di IPv4 effettuando quindi il “grande salto”.
Allo specifico, le aziende che hanno confermato il proprio impegno ad adottare il nuovo protocollo di indirizzamento della pagine web sono invitate ad effettuare il passaggio definitivo durante il World IPv6 Launch.
Questo, in altri termini, sta a significare che portali come Google, Facebook, Microsoft Bing e Yahoo! permetteranno l’accesso ai loro network tramite il nuovo standard anche se l’elenco di chi per la data fissata renderà disponibile l’IPv6 appare ancora provvisorio e non è escluso il fatto che per il 6 giugno si accodino diversi altri portali e carrier tra cui risultano compresi già i nomi di AT&T, Comcast, XS4ALL, Time Warner Cable, Akamai e Limelight.
A detta dei membri dell’ISOC, tenendo conto dei molteplici nomi coinvolti, l’IPv6 non va più a configurarsi solo e soltanto come un esperimento da laboratorio e la dimostrazione di ciò sta nel fatto ch attori di primaria importanza stanno manifestando notevole interesse per poter prender parte al World IPv6 Launch.
Per la maggior parte degli utenti, comunque, lo spostamento permanente dei siti web su IPv6 non dovrebbe comportare alcun tipo di disservizio.
Per quanto riguarda invece lo switch relativo alle connessioni broadband domestiche, sarà necessario, stando a quelle che sono le stime di AT&T, ancora parecchio tempo (il noto provider, infatti, ha fatto sapere che soltanto l’1% dei suoi utenti residenziali comincerà a navigare in modalità IPv6 a partire dal prossimo 6 giugno).

In produzione i chip di Xbox 720


Arrivano nuove indiscrezioni su Xbox 720, la console Microsoft di prossima generazione. Secondo quanto riporta il sito SemiAccurate, Xbox 720 è già entrata nella fase di produzione: dalla fine del 2011, infatti, sarebbe stata avviata la realizzazione di 10.000 unità di wafer dotati di un nuovo chip, nome in codice Oban.
Le aziende coinvolte nel progetto sarebbero GlobalFoundries, AMD e IBM. Secondo SemiAccurate (il sito dice di esserne sicuro al 99,9%) la console disporrà di una CPU PowerPC e di un chip grafico basato sull'architettura Graphics Core Next di AMD, la stessa implementata dalla scheda Radeon HD 7970.

Il sito, inoltre, ipotizza che il numero di wafer (ognuno di essi dovrebbe contenere circa 100 chip Oban) ordinati da Microsoft e prodotti con tecnologia a 32 nm consentirà di ottenere molti più processori rispetto a quelli necessari per realizzare solo dei devkit per gli sviluppatori. Ma questo non può portare a conclusioni affrettate. Infatti, ricorda SemiAccurate, questi primi chip subiranno sicuramente molte revisioni prima di essere utilizzati sulla console che verrà messa in commercio.

SemiAccurate riporta infine che i chip della console saranno pronti alla fine di febbraio, il che significa che i primi kit di sviluppo saranno pronti a marzo, ma è lecito aspettarsi che Xbox 720 non arriverà nei negozi prima della primavera del 2013.
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